Cassazione, la TARSU anche su garage inutilizzato

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Anche se il garage non viene utilizzato, la Tarsu (la tassa sui rifiuti) va pagata“: è quanto afferma la sentenza del 7 gennaio 2015, n. 33 della Corte di Cassazione, la quale ha ritenuto legittimo il pagamento della Tarsu dovuta per il possesso di un garage. La Corte ha, invece, ritenuto irrilevante la circostanza che, in tali luoghi, la presenza dell’uomo sia sporadica e vi sia un uso marginale di essi; inoltre, ha escluso che spetti agli Enti locali dimostrare che in essi vi sia una effettiva produzione di rifiuti.

Nel caso in oggetto, infatti, l’interessato aveva impugnato con successo quattro avvisi di accertamento relativi a un garage il cui uso, a dire dell’interessato, era sporadico, ottenendone l’annullamento. La Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando come il D. Lgs. 507/1993 abbia gravato in capo agli Enti locali l’onere di istituire apposita tassa annuale su base tariffaria, “gravante su chiunque occupi o conduca locali, a qualsiasi scopo adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, in cui i servizi sono istituiti, compresi i garage”.

Ai sensi del D.lgs. n. 507/1993, applicabile al caso di specie (ma anche ai sensi della legge 147/2013 che ha istituito la Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), il presupposto impositivo del tributo è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di ocali o di aree scoperte, a prescindere da quale sia la sua destinazione d’uso, “a prescindere del tutto dal titolo, giuridico o di fatto, in base al quale gli immobili sono occupati o detenuti”.
Presupposto della tassazione resta dunque il fatto che l’immobile deve possedere, per le sue caratteristiche ed il suo uso, un’attitudine o potenzialità a produrre rifiuti urbani conferibili al pubblico servizio.

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